
Antecedente. Nelle ore più tremende del terremoto Groupalia twitta così: “paura del terremoto? Molliamo tutto e scappiamo a #Santo#Domingo!”.
Conseguente. La rete si rivolta contro Groupalia costringedola a scusarsi (goffamente). L’account manager di Groupalia, Andrea Gualtieri, dice così: “Si è trattato di un gesto irresponsabile dettato principalmente da superficialità e inesperienza”.
E adesso leggete queste riflessioni, vi sentirete meglio. Lei è #futurap. [L’ho “conosciuta” via #suxonica :-) grazie].
Vi sentirete meglio perché penserete che per ogni account manager del genere (“markettari travestiti da social media manager”) c’è qualcuno come #futurap.
Analisi vs parole d’aria fritta.
Perché, dovunque, anche dietro un #account, ci sono le persone. E chiunque parli, e si rivolga a tante persone, deve saper fare una cosa: comunicare bene. Non cambia niente essere fuori o dentro la rete: ciò che fa la differenza è se si è con le persone o contro di loro.
Questo scrive @futurap:
“[…] se foste un grande brand che deve parlare con la rete chi scegliereste da mandare in piazza in vostra rappresentanza?
Una persona con esperienza, sicuramente si. Almeno due tre anni di seniority nel ruolo. Certo. Conoscenza del mezzo dev’essere fondamentale, quindi una persona aggiornata. Ovvio.
Ma non credo che questo basti.
Per fare il community manager oggi devi essere un comunicatore. E per comunicare, oggi come da sempre, devi essere una bella persona.
Devi avere sensibilità, trasparenza, intelligenza, umorismo, buon gusto, curiosità nei confronti del mondo e delle persone, dentro e fuori la rete queste siano”.
Annamaria Anelli
Interessantissima intervista ad Andy Carvin, forse il twittatore più famoso della rete. Ha coperto le fasi più importanti della “Primavera araba” con la sua redazione: che è lui e le sue mille fonti. Tutte su twitter, tutte sul territorio, tutte ormai attendibili e credibilissime. Senza le sue informazioni di prima mano forse molti articoli e reportage non sarebbero stati così puntuali. Non si definisce un giornalista, ma cos’è se no? La sua rete di followers (circa 69 mila) gli ha permesso di raccontare cosa succedeva in Medio Oriente mentre succedeva. Una rete che nessun giornalista tradizionale potrebbe crearsi.
Per lui le decine di migliaia di persone che ogni giorno raccontano qualcosa tramite twitter svolgono un servizio pubblico: perché contribuiscono a un’informazione migliore, a un giornalismo più attento, a un potere più propenso a dar conto di sé.
I pericoli della disinformazione? Se hai paura di questo, ti sei arreso, sostiene Carvin, perché ti perdi un tesoro immenso.
Chi fa informazione senza sfruttare le enormi potenzialità dei social network è fuori. Dalle cose e dalla storia.
Mario Raffaele Conti
Quando sento parlare di democrazia digitale confesso che qualche dubbio mi viene. E soprattutto mi viene un fiume di domande. Ci avevano detto che la democrazia è un'ipotesi e ora il potere ci dà gli strumenti per controllare il potere? Ma è fantascienza o realtà? O è ancora fumo negli occhi per portare consensi e sesterzi nei forzieri dei soliti noti e soprattutto degli ignoti? Perché quello che non vorrei è che fosse solo un campo da gioco, una palestra in cui lasciare sfogare gli automi, mentre gli oligarchi continuano a gestire il mondo. Secondo voi il potere non si è accorto dell'arma che abbiamo in mano? Sì, se ne sono accorti. E si sono anche accorti che non tutti hanno capito quanto è potente quest'arma. Qualcuno brandisce post e e-mail come fossero foglie e invece sono bazooka e lanciafiamme che radono al suolo colpevoli e innocenti. Qualcun altro impartisce ordini sul web e un esercito si muove come quello di Garibaldi nello spot.
Le vedo già le orde di internauti che in futuro si uccideranno a parole e prometteranno vendetta, mentre sopra di loro i magnati si spartiranno le ricchezze mentre le piogge acide consumeranno la terra. E posso dirvi con certezza tutto questo perché io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione…
Intervista a Paola Andreozzi
Marketing Communication Manager di Microsoft Italia
Intervista a Serena Barilaro
Consulente di comunicazione europea e blogger, corsista Digital Democracy
Ivan Vellucci
Corrado Guzzanti, in una delle sue più esilaranti esibizioni, parlando del web, concludeva: Aborigeno, ma io e te, che c.. c'avremo da di? Ecco questa la concezione del web pochi anni fa.
Da allora il mondo è cambiato anche grazie al web. Oggi internet è il più potente mezzo di comunicazione mai realizzato dall'uomo. Raggiunge ogni angolo della terra (e non solo).
Raggiunge ed unisce razze e religioni. Unisce e divide allo stesso tempo. Le idee viaggiano cosi veloci che sono già vecchie nel momento stesso in cui arrivano. Ma è potente. Così potente da decretare la vittoria di Obama o la fine di Ben Alì. Se non è democrazia questa, allora ci siamo molto vicini. La potenza dello strumento però deve fare i conti con l'ingenuità della gente che, per molti versi, ancora non è pronta per sfruttare una simile potenzialità. O forse si. Il futuro è già iniziato. Anzi, è già cambiato.
Intervista a Jessica Camargo Molano
Giornalista e blogger, corsista Digital Democracy






