Ritorno alle origini
Ci sono certamente giovani sviluppatori di talento, ma il know-how fa la differenza quando ti trovi a dover reinventare un franchise di successo, esplorando le possibilità di una struttura vista da molti come superata. Michel Ancel ha creato il personaggio di Rayman nel 1994 e l'anno successivo ha dato vita, insieme al suo team, al primo episodio della serie. Le potenzialità del prodotto sono state subito evidenti a pubblico e critica, grazie al curioso design del protagonista e a una particolare enfasi sui colori, vero e proprio elemento caratterizzante che ritroviamo, dopo diciassette anni, nel nuovo Rayman Origins. La qualità di questa reinterpretazione non dipende esclusivamente dalla pur eccellente varietà cromatica che contraddistingue ogni scenario, ad ogni modo, bensì dalla cura e dall'attenzione con cui Ubisoft Montpellier ha realizzato un platform di stampo classico, immediato nelle sue meccaniche, con un paio di simpatiche variazioni sul tema che spaziano nel filone degli sparatutto a scorrimento orizzontale e un comparto tecnico degno di un cartone animato. A corredo dell'avventura non c'è una vera e propria trama né gli eventi si posizionano temporalmente nella cronologia del franchise: semplicemente Rayman e i suoi amici si ritrovano ancora una volta impegnati a salvare il mondo, attraverso undici scenari pieni di insidie che culminano con altrettanti boss.
















